Storia

1945 una svolta importante per la frutticoltura (dati estrapolati dall’Agricoltore Ticinese di gennaio e giugno 1945)

L’Associazione Frutticoltori Professionisti Ticinesi è stata fondata a Rivera nel gennaio 1945. Con la direzione del Lod. Servizio cantonale di frutticoltura si sono eretti uno statuto che curi gli interessi dei soci e lo sviluppo frutticolo nel Cantone. Si è nominato un Comitato direttivo di tre membri, col capo della Sezione cantonale di frutticoltura signor dott. L. Martinoli e due revisori dei conti. Sono ammessi come soci attivi dell’AFPT persone in possesso di patente cantonale di frutticoltura e, come soci onorari, persone che si rendessero degne di benemerenze speciali nei confronti della Società o della frutticoltura cantonale in genere. L’organo ufficiale per pubblicazioni e convocazioni sarà l’Agricoltore Ticinese. Un regolamento interno stabilisce le quote sociali, il lavoro, le tariffe, il tutto ampiamente discusso ed infine approvato.

L’AFPT ha tenuto domenica 30 giugno 1945 a Lugano, al bar Golf l’Assemblea straordinaria con l’esito più che soddisfacente. Infatti erano presenti  al completo i frutticoltori professionisti e inoltre un buon numero di frutticoltori che partecipano ai corsi quest’anno e che presto verranno a rafforzare la nostra Associazione e il capo del Servizio  cantonale di frutticoltura signor Dott. Martinoli. In tutti i volti si leggeva la grande volontà di collaborazione e dall’ordine del giorno, ricco di trattande, sono sorte le più svariate ed istruttive discussioni. Il dott. Martinoli risponde con eloquenza e chiarezza alle innumerevoli domande e dà approfondite spiegazioni su tutti i decreti legislativi emanati a salvaguardia della frutticoltura.

Nel pomeriggo visita di diversi frutteti nei dintorni di Lugano. Potatura e trattamenti razionali danno modo di constatare il loro grande valore e da impianti razionali si possono ammirare piante sane e prosperose. Chi vuol convincersi della fertilità del pesco ammiri una volta il grande pescheto del signor Camponovo, in Porza, che era prima un bosco. Ora si può ammirare un frutteto modello per il Ticino, rappresentato da peschi e prugne. In modo particolare il pesco sarà la pianta che maggiormente si deve puntare per l’avvenire della frutticoltura ticinese. Nel bel pescheto del signor Camponovo si possono ammirare piante di tre soli anni che per la loro produzione normale oltrepassano una medi di 30 kg per pianta.

L’AFPT pur mantenendo la propria assoluta indipendenza ha però riconosciuto nei propri statuti ed applicato in pratica il principio della stretta collaborazione cogli Enti statali incaricati dell’organizzazione della frutticoltura cantonale: collaborazione non solo per le direttive puramente tecniche ma anche di carattere organizzativo e commerciale.

L’AFPT all’inizio del suo secondo anno di vita (1946) conta 27 membri: numero ridotto se si vuole, ma molto soddisfacente per chi – competente in materia tecnica ed organizzativa in frutticoltura – sa fare confronti non superficiali tra passato e presente, tra sostanza e apparenza, tra qualità e quantità bruta.

Scopi dell’AFPT è che l’agricoltore ticinese si renda conto di tre verità fondamentali le faccia sue e ne tiri le conseguenze. Esse sono:

  1. Non è più lecito avanzare dubbi sull’avvenire della nostra frutticoltura, perché esiste ormai nel nostro Cantone una mano d’opera non solo specializzata ma anche organizzata.
  2. Il proprietario di frutteti deve considerare il frutticoltore professionista come un elemento indispensabile al progresso ed allo sviluppo della frutticoltura cantonale e come il ponte di contatto tra sé ed il servizio      cantonale di frutticoltura.
  3. Esso deve perciò non solo sostenere il singolo frutticoltore professionista e valersi della sua opera ma anche sostenere con simpatia l’AFPT, i suoi dirigenti e tutti i suoi aderenti. Soprattutto quest’ultimo punto è importante: riteniamo infatti che una completa e ben compresa collaborazione tra proprietari dei frutteti e tecnici di frutticoltura rappresenti la condizione “sine qua non” perché nel Ticino si possa parlare di frutticoltura razionale, evoluta ed organizzata. (Dr. L. Martinoli)

 

I corsi per la formazione di frutticoltori professionisti nel Ticino

Si legge sull’Agricoltore Ticinese del 1. giugno 1946 a firma Dr. L. Martinoli.

Non è sicuramente esagerato affermare che, tra tutte le disposizioni intese ad organizzare una frutticoltura a basi solide nel Ticino, quella concernente la creazione di mano d’opera specializzata assume un ruolo predominante su tutte le altre.

Si può asserire a ragione che un Cantone può sviluppare la sua frutticoltura in proporzione diretta del numero di persone che possono con competenza occuparsi di frutticoltura e giustamente è stato ripetuto che il dissodamento dei cervelli deve precedere il dissodamento dei terreni.

Azioni su vasto stile per la diffusione intensiva dei frutteti nel nostro Cantone sarebbero miseramente naufragate se prima non si avesse potuto dar mano alla formazione di un nucleo minimo di frutticoltori professionisti.

Di questo fattore (e di altri pure di capitale importanza che non è qui il luogo di ricordare) dovrebbero tener calcolo coloro ai quali il ritmo assunto negli anni passati dalla propaganda in favore dell’estensione della frutticoltura cantonale appare troppo misurato se non addirittura lento. L’organizzazione seria ed accurata di corsi completi di frutticoltura nel nostro Cantone presentava nel nostro caso non poche difficoltà sia di carattere materiale che psicologico.

Una volta superato con successo la prova del fuoco colla prima serie di corsi (nel 1943-44) si ha potuto fare una constatazione molto consolante: quella cioè che la classe agricola ticinese e in modo speciale i giovani si sono sempre più resi consci della reale portata di tali corsi.

La dimostrazione inconfutabile è questa: nel 1943-44 ebbimo non poca difficoltà a convincere 15 giovani a partecipare ai corsi, nel 1944-45 abbiamo raccolto esattamente e senza fatica il numero necessario di allievi e nel 1945-46 abbiamo dovuto scartare quasi metà dei postulanti perché era impossibile attendere colla dovuta cura all’istruzioni di un numero così elevato di candidati.

Le esitazioni e diffidenze del 1943 erano del resto più che giustificate; chi credeva allora all’avvenire di una frutticoltura ticinese ed all’opportunità di perdere 7 settimane di istruzione ad una professione in favore della quale non si poteva quasi discernere alcun spiraglio di luce.

Attualmente la situazione è già molto mutata: l’interesse del ceto agricolo e dello Stato in favore della frutticoltura sono tangibili e sostanziali, di modo che le prospettive per lo specialista di frutticoltura gli permettono di guardare all’avvenire con fiducia e ottimismo.

Noteremo pure che anche per noi l’esperienza degli anni passati ci è stata utile sotto ogni rapporto, permettendoci di migliorare e completare sempre più l’istruzione dei giovani che, iscrivendosi ai corsi, ripongono in noi la loro fiducia. Naturalmente al successo dei corsi ha contribuito lo spirito da cui erano animati i nostri collaboratori, primo fra tutti il sig. Probst V. junior, capo controllore dell’Obstverband, il quale con rara dedizione si prodigò non solo per istruire i partecipanti ai corsi ma anche per giornalmente rendere consci i futuri frutticoltori  professionisti dei compiti e della missione che essi erano destinati ad assolvere nel nostro Cantone.

Terminando, ricorderemo che per il 1946-47 prevediamo tenere una nuova serie di corsi ai quali sono caldamente invitati ad iscriversi soprattutto giovani delle zone che finora contano pochissimi frutticoltori professionisti e più precisamente il Mendrisiotto, il Malcantone, il Gambarogno e le Valli Superiori. Speriamo che a questo nostro appello venga praticamente dato seguito nelle zone interessate presentando un buon numero di candidati quando verrà pubblicato il relativo avviso di iscrizione (probabilmente al prossimo mese di luglio).

 

Sempre a firma del Dr. L. Martinoli sul AT del 10 agosto 1946 si legge:

Azione di trasformazione dei frutteti nel Ticino

In un paese come il Ticino, ove agli inizi della nostra attività esisteva un problema frutticolo da risolvere e consistente nel creare una frutticoltura organizzata piuttosto che non nell’organizzarne una (non si poteva infatti organizzare ciò che non esisteva), assumeva importanza  speciale il fattore “propaganda”, inteso anzitutto a far sapere ai coltivatori che si poteva fare della frutticoltura su criteri assolutamente diversi da quelli praticati sino ad allora e a dimostrare che in realtà i nuovi dettami tecnici portavano a risultati positivi.

Per giungere a questo risultato ci poteva essere d’ausilio la propaganda svolta sulla stampa agricola, quella a mezzo conferenze o dimostrazioni (con effetto positivo molto labile e scarso), come infine quello di carattere eminentemente pratico compiuto applicando nei frutteti privati i nuovi criteri di coltura, allo scopo di poterne dimostrare l’efficacia e la convenienza direttamente al coltivatore.

Convinti dell’importanza superiore di questo sistema di propaganda sugli altri, il Servizio frutticoltura, in collaborazione colla Centrale svizzera di Oeschberg, diede perciò mano negli anni passati dal 1941 al 1946, a vaste azioni di trasformazione e cura delle piante già esistenti nel Cantone, concentrando i propri sforzi gradualmente in quelle zone che sembravano le più interessanti.

Fu un lavoro di lunga lena e di pazienza e che, diciamolo pure, fu poco apprezzato dall’osservatore profano il quale aveva l’illusione fosse possibile nel Ticino organizzare una nuova frutticoltura colla stessa rapidità come si organizzano delle colture di pomodoro o di cavolfiore o di tabacco ecc., non tenendo cioè calcolo delle difficoltà enormemente maggiori di carattere psicologico, tecnico ed economico insiste nel creare una coltura fruttifera nei confronti delle altre colture agrarie.

I lavori svolti si susseguirono cronologicamente come segue:

anno 1941:  valle del Cassarate coi comuni di Viganello, Pregassona, Davesco e Soragno – Gambarogno coi comuni di Piazzogna, Vairano, Fosano e Caviano;

anno 1941-42: valle del Cassarate come sopra ed in più i Comuni di Cadro e Dino-Sonvico – Gambarogno: come sopra, ed in più S. Nazzaro, Gerra e St. Abbondio – Capriasca: nei comuni di Lugaggia, Tesserete, Cagiallo, Lopagno, Campestro, Sala e Origlio;

anno 1942-43: valle Capriasca, come sopra – Bellinzonese: nei Comuni di Bellinzona, Giubiasco, Camorino, Robasacco, S. Antonio e Contone;

anno 1943-44: Bellinzonese: come sopra ed in più i Comuni di Cadenazzo e Magadino-Quartino- Basso Malcantone;

anno 1944-45: completamento delle azioni di trasformazioni nel Bellinzonese e Capriasca – Basso e Alto Malcantone;

anno 1945-46: sponda sinistra del Ticino a Montecarasso, Sementina, Gudo, Cugnasco ed in più Arbedo e Gorduno – Vallata del Vedeggio a Rivera, Bironico, Camignolo, Mezzovico, Torricella, Taverne, Bedano, Manno e Gravesano.

Il lavoro svolto consistette essenzialmente nell’applicazione alle piante della potatura razionale di trasformazione e dei trattamenti, in collaborazione coi proprietari delle piante.

Per far rilevare al profano la portata pratica delle azioni svolte, diremo che al momento attuale il numero delle piante trasformate nel corso di dette azioni oltrepassa le trentamila.

Quale risultato pratico dei lavori svolti?

Il mercato svizzero della frutta non si è praticamente accorto del lavoro di trasformazione svolto nel Ticino; anzitutto perché la produzione delle piante lavorate servì essenzialmente al consumo in famiglia del proprietario e poi perché gli alberi appartenevano ad un numero troppo elevato di varietà perché fosse possibile riunire una forte massa di produzione.

Oltre ad un indubbio effetto indiretto sull’approvvigionamento in frutta durante la guerra, le azioni di trasformazione hanno però portato a risultati chiari e positivi in altri importanti settori concernenti l’organizzazione della nostra frutticoltura.

Il più importante è senza dubbio quello che tra il personale addetto a questi lavori, abbiamo potuto selezionare gli elementi atti a seguire i corsi completi di frutticoltura ed a formare il primo nucleo di frutticoltori professionisti ticinesi.

Il secondo fu quello toccante direttamente la propaganda in favore della nuova tecnica frutticola. Infatti, in molti comuni visitati dalle nostre squadre di trasformazione potemmo in seguito organizzare la continuazione ulteriore per conto dei coltivatori ed in collaborazione colla mano d’opera specializzata locale, delle cure razionali agli alberi trasformati, l’organizzazione di consorzi frutticoli di trattamento e, specie nel Bellinzonese, l’attuazione di nuovi impianti di frutteti razionali, in misura molto soddisfacente e mai registrata in passato.

Anche in questo caso dunque il buon seme gettato non ha sempre trovato esclusivamente sterpi e terreno sterile, ma in molti casi ha potuto anzi svilupparsi e dare frutti.

È da augurarsi che anche in futuro nelle zone interessate si manifesti sempre più sensibile e visibile l’effetto degli sforzi compiuti dallo Stato in favore del coltivatore e quest’ultimo dedichi in misura sempre più larga i suoi sforzi e la sua intelligenza nella creazione d’una nuova frutticoltura razionale.

 

Dall’Agricoltore Ticinese del 1. febbraio 1947

ASSEMBLEA 1947

Società dei Frutticoltori professionisti

L’Associazione frutticoltori professionisti ticinesi tenne la propria Assemblea annuale a Bellinzona (Bar Touring) con ordine del giorno regolamentare.

Presenza quasi al completo dei soci, che passano all’accettazione di una decina di nuovi membri. Rendiconto e rapporto dei revisori vengono approvati con voto unanime, esprimendo al Comitato i ringraziamenti per l’opera svolta.

Il Comitato vien riconfermato in carica con alla presidenza V. Probst di Pazzallo; Tonascia Giacomo, Locarno; Zwalen Teodoro, Bellinzona; Fassora Franco, Davesco; Dott. Linneo Martinoli, Capo del servizio cantonale di frutticoltura, membri revisori: Sonvico Angelo, Porza e Lesnini Arnoldo, Gordola. Sorgono svariate discussioni per il benessere sociale.

Gradita la presenza del cons. Federico Ghisletta, presidente dell’Unione dei contadini ticinesi, che ci portò il saluto dell’Unione e ci invitò  a continuare il nostro lavoro sia dal lato tecnico che razionale, esprimendo la massima fiducia per la nostra istituzione.

Pranzo in comune nella più perfetta armonia e nel pomeriggio tutti i soci prendevano parte alla manifestazione di protesta degli agricoltori.

 

Sempre dall’Agricoltore Ticinese del 24 marzo 1951

La morte del Dott. Linneo Martinoli

Capo del Servizio Cantonale di Frutticoltura in Bellinzona

Venerdì della settimana scorsa, mentre si trovava presente ad una seduta di frutticoltori a Lugano, il capo servizio sig. dott. Linneo Martinoli accusò un malessere che si presentava come leggero; venne trasportato all’Ospedale Civico e, prima ancora di giungervi, spirava. Immaginarsi la costernazione dei presenti alla fulminea disgrazia!

Il dott. Linneo Martinoli era oriundo di Castro, in Valle di Blenio. Dopo superati gli studi secondari nel Ticino si trasferì a Milano per addottorarsi in scienze agrarie, dopo di che rientrò nel Ticino per assumere la direzione dell’Ufficio cantonale di frutticoltura, materia alla quale si era sempre dedicato con amore e passione anche negli anni della sua giovinezza.

La Valle di Blenio, conosciuta per antonomasia col nome di “Valle del sole” ebbe sempre una speciale predilezione per la frutticoltura. Ricordiamo che già il padre del dott. Martinoli fu un appassionato e molto competente in frutticoltura, e questa passione si estese a molti agricoltori della bassa, media e alta valle, che gode il privilegio della natura di essere baciata dal sole in tutti e due i versanti.

Entrato come funzionario statale il dott. Martinoli prese per sé il ramo della frutticoltura, e incominciò subito a creare l’ambiente che doveva assurgere in pochi anni a formare la mano d’opera capace di allevare e conservare le piante da frutta, mano d’opera di cui il Ticino fino allora era molto povero.

Creato un buon numero di giovani capaci di condurre razionalmente un frutteto, mediante dei corsi regolari, tenuti in diverse riprese, il dott. Martinoli, aiutato efficacemente in ciò dal lod. Dipartimento di agricoltura, si diede a preparare le piante inserendo il vivaismo nostrano nella categoria dei vivai commerciali per poter produrre nel Ticino le numerose piante che prima si dovevano importare tutte dall’estero.

E la cosa fu assecondata dalla creazione dei vivai di Trevano, e del susseguente sviluppo di diversi vivai nostrani che nella nuova frutticoltura potevano trovare un cespite di guadagno nel commercio delle piantine innestate. Così a poco a poco venne formandosi la mano d’opera capace di impiantare e allevare razionalmente piante di varietà selezionate tanto da poter dar vita ad una frutticoltura di sicuro rendimento e quindi di certa riuscita, perché nessuna coltura può mantenersi se non riesce a dare un guadagno!

E per sfruttare le condizioni naturali del clima e del terreno si venne a creare e concentrare gli sforzi nel Pesco, perché si potesse dire Le pesche del ticino come si dice “le albicocche del Vallese”.

E per avere delle basi scientifiche, oltrecchè commerciali, il dott. Martinoli si sobbarcò alla fatica di preparare un ottimo libro “guida alla peschicoltura razionale” ricco di 42 illustrazioni, nel quale gli agricoltori possono trovare tutto quanto occorre per piantare e allevare i peschi.

E mentre il povero Martinoli andava maturando i suoi progetti per dare al Ticino una frutticoltura che potesse competere colle migliori dell’estero e della Svizzera interna…. la morte arrivò di colpo a schiantarlo, senza nemmeno permettere alla scienza medica di contenderne la preda!

Noi avevamo avuto il bene di passare una giornata piena di soddisfazione in sua compagnia mercoledì scorso a Ponte Tresa per l’Assemblea annuale della F.O.F.T. ove si erano discussi tanti progetti per l’avvenire, e mentre il Dott. Martinoli stava accarezzando il pensiero di poter godere ben presto il frutto di tanti sacrifici e di tanto lavoro….. la morte lo volle tutto per se appena trentacinquenne, proprio quando aveva poste le basi per un avvenire migliore! Povero amico, goditi la pace dei giusti, e ai tuoi cari sia di conforto il grande cordoglio che il pubblico ti ha dimostrato.

La grande famiglia agricola ticinese ti saluta e ti porta nel cuore!

 

Considerazioni aggiuntive

Nel 1943 il Servizio cantonale di frutticoltura assume come collaboratore scentifico il dott. Mario

Baggiolini che nel 1950 viene chiamato alla Sezione Entomologia della Stazione federale di ricerca

agricola di Losanna, trasferitosi più tardi a Changins in cui svolse la sua attività nella lotta integrata.

Dobbiamo a questo grande pioniere la nuova frutticoltura Svizzera ed europea nella produzione integrata. Ha pure collaborato all’interno del Servizio cantonale di frutticoltura con il signor Giovanni Hoffman, che ha ripreso le redini dopo la morte del dott. Martinoli.

 

Nel 1950-1951 per favorire la messa a dimora di nuovi impianti frutticoli viene introdotto il sussidio per piante da frutto.

Le varietà consigliate per i peschi: Mayflower ed Elberta; susini: Early Laxton; ciliegi: Burlat.

Purtroppo la scelta varietale non corrispondeva alle esigenze pedoclimatiche e commerciali, per cui non c’è stato un grande interesse da parte dei frutticoltori. Il motto di allora era “Sole e pesche del Ticino”.

 

Sempre dall’Agricoltore Ticinese del 18 settembre 1969

Passeggiata sociale

L’Associazione frutticoltori professionisti ticinesi organizza per sabato 27 e domenica 28 settembre p.v. una passeggiata sociale con meta la IV Biennale frutticola internazionale EUROFRUIT ’69 a Ferrara. Alla stessa possono partecipare i Soci, loro famigliari o conoscenti.

Il costo della gita non è ancora definitivo, influendo su di esso il numero dei partecipanti. Sarà però compreso fra fr. 95.- e fr. 110.- per persona. Esso comprende: viaggio in comodo autopullmann da Bellinzona, Cadenazzo, Lugano o Chiasso a Ferrara e ritorno a Bellinzona; pranzo e cena del sabato; pernottamento in albergo; colazione, pranzo e cena della domenica (bibite escluse).

Iscrizioni: chi intende partecipare alla gita deve annunciarsi subito, al più tardi entro lunedì 22 settembre p.v. all’Ufficio viaggi DANZAS di Bellinzona, tel. No. (092) 5 89 50.

Il tempo disponibile per l’organizzazione è ristretto. Affrettatevi e siate puntuali e precisi.
          
Per l’Associazione frutticoltori professionisti ticinesi

Il Comitato